sabato 8 marzo 2014

PAURA DELLA LIBERTA' di Carlo Levi

La prima recensione che scrissi sul vecchio blog (vedi post iniziale) e che è andata perduta riguardava Paura della libertà di Carlo Levi. Difficile ricostruire per intero i concetti là espressi, ma alcuni dei seguenti è verosimile ci fossero.
Quando lo lessi ero ancora adolescente e fino ad allora avevo letto solo libri per ragazzi e qualche giallo. In qualche modo cambiava il mio approccio alla lettura, non era più solo il piacere di leggere, ma anche il desiderio di conoscere e confrontarmi con altre idee. Ero al terzo anno di scuola superiore e presi il libro dalla biblioteca di istituto, resa finalmente accessibile. La professoressa di Lettere, come per altre letture successive, mi sconsigliò di leggerlo, ero ancora troppo giovane. Non le diedi ascolto e oggi, dopo essere stato nella sua stessa posizione, pur riconoscendo alla prof tanti pregi, penso che feci bene. Troppo banale pensare che ogni messaggio ha tassativamente la sua età. E’ vero, non ero ancora pronto a comprendere a fondo quel libro e quello stile, molto filosofico, un po’ surreale, da artista, ma ritengo che, in certi casi, anche su un testo complesso ci si possa sbattere il muso: non avrò inteso completamente il messaggio dell’autore, ma è stato come scrivere un mio libro, ridurre quelle parole al mio pensiero in erba, aiutando la sua formazione, ed è tanto. E’ vero che ogni lettura, ogni libro, diventa in fondo il nostro libro, nella lettura è come se avvenisse una riscrittura (lo pensava anche Leopardi), e ciò è ancora più vero in età “immatura”. Un po’ ti dà il libro, un po’ ti dai da solo speculando su quello strumento. Ciò di cui hanno paura tanti docenti, che arrivi un messaggio “distorto”, in realtà è la nostra rielaborazione, l’esercizio che forma la creatività e lo spirito critico.
Tale assunto vale anche per le letture immediatamente successive, alcune ancora più incisive per la mia formazione, cito Il mondo nuovo di Aldous Huxley, Vita di Gesù di Daniel Rops, L’avventura d’un povero Cristiano di Ignazio Silone…
E’ bene peraltro valutare i consigli, ma penso che un ragazzo con una certa personalità voglia sperimentare da se, scegliere e sia consapevole di cosa gli interessa assorbire.
Nel caso di Paura della libertà la lettura fu piuttosto impegnativa, ma mai pensai di abbandonarla (ancora oggi seguo la regola di andare fino in fondo con un libro iniziato e cito sempre alcuni mattoni che ho portato fino in fondo stoicamente). Un’altra abitudine che iniziai allora è quella di segnare i punti che mi colpiscono o mi interessano per una serie di motivi, durante la lettura.
Ma il libro di Levi fu in qualche modo sconvolgente. Allora denso di una religiosità meno critica di oggi, restai turbato da certe tesi sacrosante o meno di Levi, per questo la riduzione della lettura al mio pensiero fu ancora più consapevole.
Entrare nella biblioteca scolastica appena resa agibile fu un rito emozionante, dover scegliere un solo libro tra tutti quelli presenti, che limite! Quel titolo fu il motore: sì, c’è paura della libertà, ognuno ha la sua paura e magari io vedevo solo quella degli altri, pur avendo le mie, il libro le smascherava e per certi versi fu imbarazzante.
Riporto qui, corretti, gli appunti che presi allora, non necessariamente citazioni pedisseque del testo.
Questa lettura e questi appunti diedero luogo anche a dei versi che rivelano gli stati d’animo  appena descritti.

Ab Jove principium
La paura della donna è un sacro spavento: perché nell’atto amoroso si perde ogni memoria personale, per reimmergerci nella universale indistinta memoria delle acque del caos.

Sacrificio
E’ l’origine magica dei voti, dei divieti, delle proibizioni di certi atti, da certi cibi, dai contatti sessuali con le donne fatte sacre dalla gravidanza o dal parto recente. Per questo certe parti del corpo diventano sacre, pudente, non nominabili, e devono essere nascoste.

Amor sacro e profano
Solo l’eterna notte senza fine è il sacro informe d’amore: e il viso della donna amata ha il calore della notte. Il suo potere sconfinato è impotenza. Poiché l’uomo qui anela a essere tutt’uno con la donna, con tutte le donne, in una indifferenziata sessualità, e a perdersi in questa fusione, ed egli stesso non sa distinguersi dall’altra, ne amorosamente limitare la sua persona, gli dei di questo spavento saranno essi sessualmente indeterminati e doppi, o per converso eccessivamente maschili e femminili. Perciò, nelle mitologie più antiche coesistono dei ermafroditi e mutevoli, con altri, tutti sesso, erezione ed orgasmo. Il rito essenziale di queste religioni sarà la castrazione e più civilmente la castità, oppure gli smisurati ciechi amplessi dei templi.

Schiavitù
L’incerto ineffabile della scoperta femminile diventa tirannia, feticismo, sadismo.

Le muse
La vera lingua viva nasce più lentamente, col farsi adulta della persona, con la scoperta del mondo, che non appare evocato al suono di una preghiera, ma s’apre e si forma al caldo d’amore.

Sangue
Il sangue è vergognoso: la donna sarà immonda per sette giorni, e intoccabile. Il sangue è sacrificio necessario per ogni vita. E’ la vita stessa: la donna, questa metà sacra dell’uomo, deve versar sangue per conoscere l’uomo e per generarlo. Le sacre nozze non sono vere senza sangue: mariages, non matrimonia. Si espongono le lenzuola insanguinate, e questo solo per permette agli angeli matrimoniali di nascere e benedire realmente l’unione.

Massa
Ma questa insistenza è il confine negativo di ogni vivente individuazione; è la condizione caotica di ogni nascita; la cava grotta d’amore.

Storia sacra
La coscienza morale era in lui: egli sapeva che i frutti erano buoni, sapeva che la donna era “osso della sue ossa, carne della sua carne”, sapeva che “l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si atterrà alla sua moglie, ed essi diventeranno una stessa carne”. Il suo amore non è più amore, ma tirannia e servitù d’amore: “i tuoi desideri dipenderanno da tuo marito, ed egli signoreggerà sopra di te”. La generazione non sarà più felicità, ma sforzo e dolore fra la potenza e la separazione: “partorirai con dolore”.

Paura della pittura  – 1942 –
Il senso dell’esistenza come creazione, dell’identità dell’uomo con il mondo di ogni relazione come atto d’amore, fa, di ogni segno, pittura. 

In realtà questa libertà è molto legata all’amore e al sesso che ne è parte: paura dell’amore.
Questo libro è la chiave che conferma anche al fanciullo che i suoi turbamenti non sono un unicum, ma riguardano gli uomini e le donne, nella loro uguaglianza/disuguaglianza.
Molte delle contraddizioni della vita umana sono qui. La donna che ha un immenso potere naturale, forse ne è anche consapevole, ma lo utilizza in piccola parte e non in modo decisivo, altrimenti ci sarebbe il matriarcato e forse il mondo sarebbe migliore di come è.
Queste paure, sono davvero dei lacci stretti intorno alla nostra vita, la limitano in maniera enorme, l’esistenza dei ruoli limita la libertà di tutti, eppure prevale l’irrazionalità ed essi sopravvivono.

Einaudi (1946), pagg. 134

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